L’ orto comunitario “La cuccagna” accoglie i richiedenti asilo

La cuccagna è un’iniziativa che l’associazione di promozione sociale Montagna Viva di Monchio di Palagano porta avanti sin dal 2011.

Si tratta di un orto comunitario, su un terreno situato a Lama di Monchio messo a disposizione dai proprietari che hanno inteso condividere questo progetto, in cui i partecipanti coltivano insieme verdure seguendo e ricercando metodi di coltivazione biologica; si avvale dell’acqua raccolta da una vecchia fontana-lavatoio, che è stata ristrutturata dai paesani di Lama e le cui attività di manutenzione e pulizia periodiche sono a carico dell’associazione e parti integranti del progetto, oltre che occasioni di dialogo/incontro con gli abitanti e i passanti.

L’orto comunitario è sempre stato aperto a chiunque voglia parteciparvi, l’attività è impostata sulla condivisione del lavoro, delle conoscenze e delle pratiche. Obiettivo primario è quello di produrre cibo sano e a bassissimo impatto ambientale, ma l’orto è anche un laboratorio di democrazia partecipativa e di costruzione di pratiche di sostenibilità agroalimentare. Siamo infatti convinti che nell’attuale fase di crisi economica, sociale e ambientale, la sperimentazione di modi di produzione alternativi sia tanto più urgente quanto più l’agricoltura (italiana, europea e mondiale) è dominata dal grande business che schiaccia i redditi di tutti i piccoli produttori, minaccia gravemente la biodiversità e l’ambiente, riduce gli spazi di sovranità alimentare di genti e comunità in tutto il mondo, costrette a lasciare le loro case per fuggire da guerre, siccità e devastazioni ambientali.

E’ sulla base di queste caratteristiche della Cuccagna, che la nostra associazione ha voluto ricercare una relazione di concreta accoglienza dei profughi giunti in questi mesi sul nostro territorio, coinvolgendoli nelle attività dell’orto comunitario. Si tratta di un piccolo gruppo di ragazze e ragazzi provenienti dalla Nigeria, uno degli stati africani più popolosi, dilaniato da decenni da conflitti, dove i programmi di aggiustamento strutturale del Fondo Monetario Internazionale hanno reso i servizi essenziali inaccessibili a una quota sempre maggiore della popolazione e lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali da parte di multinazionali ha creato danni ambientali enormi, espropriando molte comunità rurali dell’accesso alla terra e per conseguenza al cibo.

Attraverso un dialogo avviato con essi sui rispettivi cibi tradizionali, siamo partiti inizialmente con l’idea di fare una prova di coltivazione della yam, un tubero appartenente alla famiglia delle Dioscoree, che in Nigeria (ma anche in altri stati africani e non solo) costituisce uno alimento irrinunciabile in molti piatti quotidiani, e molti studi scientifici ne hanno evidenziato le notevoli proprietà nutritive e medicinali.

E così, dopo aver acquistato qualche radice di yam presso un supermercato di Modena che smercia cibi internazionali dove questi ragazzi si recano per reperire alcuni alimenti della loro cucina, essi ci hanno mostrato le fasi di preparazione del terreno e del tubero per poi procedere con l’interramento. Purtroppo, a causa dei trattamenti chimici che vengono effettuati sulle yam destinate all’esportazione in Europa, le radici non hanno germogliato e, al momento, siamo alla ricerca di persone che qui in Italia coltivino le yam con metodi biologici così da recuperare semente di migliore qualità per un nuovo ciclo colturale da avviare il prossimo anno.

Non è stato comunque uno sforzo inutile, perché proprio grazie a questa prima sperimentazione è stato possibile un maggiore coinvolgimento dei ragazzi con gli altri partecipanti all’orto, e non solo. C’è chi ha donato della semente di mais, patate, piantine di pomodori, insalate, peperoni per permettere di coltivare anche la parte dell’orto inizialmente destinata alla yam; insieme, si eseguono i lavori di pulizia e diserbo manuale delle diverse aiuole, si gestisce l’approvvigionamento dell’acqua per innaffiare l’orto e si trascorre piacevolmente del tempo insieme parlando e prendendosi cura della terra.

La finalità fondamentale di questa iniziativa è dunque quella di favorire l’incontro tra la popolazione locale e i/le migranti, cercando di rafforzare il dialogo e il superamento di pregiudizi, paure e ostilità reciproche, partendo da una pratica concreta di fare in comune, qual’è l’orto comunitario.

Allo stesso tempo, si vuole sostenere la possibilità di un inserimento concreto e reale di queste persone, favorendo innanzitutto l’accessibilità a un cibo sano che viene autoprodotto invece di dover essere acquistato. Infine, questa iniziativa è occasione di confronto e scambio non solo sulle rispettive colture e tecniche agricole ma anche su differenti culture, così da favorire la conoscenza reciproca.

 

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FARE IN COMUNE e' la nostra filosofia per affrontare i grandi problemi delle crisi che attraversiamo che sono l'effetto di un mondo ingiusto, iniquo e dominato dal FARE PROFITTI. Nelle nostre montagne costruiamo su cio' che e' rimasto di una cultura solidale e di amore per la terra, per sperimentare forme nuove di economia, di agricoltura e di cultura, scavando nella memoria, ma anche apprendendo dalla memoria e dai saperi di altri popoli. FARE IN COMUNE e' fare in condizione di profonda democrazia diretta, conviviale e orizzontale. E' un'azione a 360 gradi per tessere rapporti solidali, istituzioni partecipate, educazione alla vita, all'economia solidale, ai beni comuni, alla natura, alla cultura e alla musica. Passo dopo passo . . .